Asterisco n° 3

Asterisco n. 3

“L’allenamento. Già, ma che è?”

Di allenamento parlano tutti, addetti ai lavori (allenatori, per esempio) e non (l’uomo della strada, che corre qualche volta in città o in un parco). Direbbero gli uni: “noi alleniamo”, l’altro (o l’altra, naturalmente): “io mi alleno”. Semplice, sembra. Io credo, però, che vada chiarito. Se non so allenare, posso fare molto male a chi presumo di allenare; se non so cosa sto esattamente facendo, mi posso fare molto male o, comunque, posso rimanerne deluso. Voglio dire che ci sono molti che allenano, ma in realtà fanno altro; e molti altri che credono di allenarsi e stanno invece facendo altro con il proprio corpo.

Il problema sta nel non conoscere cosa sia l’allenamento o di averne una conoscenza vaga ed incerta. Cosa è l’allenamento? Un progetto di vita, di alcuni anni della vita e per farlo bene vi deve essere ricondotto ogni aspetto della vita. Lo sanno assai bene i pochi allenatori avveduti che circolano nel mondo: che fatica che si fa a dare davvero una mano per organizzare la vita di un atleta e come l’esercizio fisico possa essere grandemente e fortemente turbato da aspetti della vita che non sono consonanti con le necessità di esprimere una prestazione. E qui, altri – ma correlati – quesiti: cosa è l’esercizio fisico, realmente cosa è? Cosa è una prestazione, quella sportiva in particolare. Poiché qui è di sport che stiamo parlando (altro quesito assai complesso, oggi: ma cosa è, cosa dovrebbe intendersi per sport, anche se intorno vediamo altro, anche di stravolgente …).

Ecco, quesiti che richiedono la risposta ad altri quesiti, per essere risolti. Molto fa l’esperienza, la pratica. Molto lo studio. Parlo di quello che non finisce mai, dura tutta una vita, la riempie, la caratterizza e la orienta: i giusti libri (che sorprese si avrebbero a stilare la lista di quelli buoni e la lista di quelli da dimenticare!); i veri Maestri (i Classici e i Moderni); le sagge riflessioni. Queste ultime vengono dopo aver consultato i primi (è carta, sì, ma parla ed è in grado di lodare e di ammonire il Lettore) ed i secondi (li riconosci perché spiccano nella massa e perché si danno ed offrono quello che sanno, le proprie conoscenze, senza fartelo pesare, anche gioiendo del dono che ti fanno!).

Noterete che la parola Lettore ha la L grande: è perché un vero Lettore legge la Vita, oltre che i libri; questo è il senso! Di questo, come del resto, varrebbe la pena parlare, soffermandocisi.

Ne parliamo, certo. Ne parliamo. Facciamo anche la lista.