I benefici dell'attività motoria nell'anziano


Di Anna Mulasso, Monica Emma Liubicich, Mattia Roppolo, Emanuela Rabaglietti




La speranza di vita è connessa alla pratica del movimento: gli anziani che, anche solo sporadicamente, svolgono esercizio fisico, hanno maggiori probabilità di vivere per un tempo più lungo (Sundquist et al., 2004). In ogni caso è importante sottolineare che, l’attività fisica è indispensabile lungo tutto il ciclo della vita. Se l’adozione di un corretto stile di vita è auspicabile già nei primi anni della nostra vita, è tuttavia possibile anche in età adulta ed anziana modificare i propri comportamenti ed intraprendere per la prima volta la pratica di una attività motoria, trasformandosi da sedentari ad attivi. 


La vecchiaia non è un ostacolo all’attività motoria e gli individui più attivi sembrano essere quelli maggiormente longevi (Kaplan, Seeman e Cohen, 1987).
Il movimento contribuisce al benessere dell’individuo, riducendo il rischio di sviluppare patologie che possono condurre alla disabilità (Heyward, 2004); inoltre, la pratica di attività motoria sembra produrre nell’anziano molteplici benefici, tra gli altri:
• sulla funzione e sulla diminuzione di rischio cardiovascolare (Molmen, 2012);
• a livello metabolico (Shepard, 1998);
• sull’aumento e/o mantenimento della massa muscolare (Hurley et al., 1998);
• sulla riduzione della massa grassa (Kay e Singh, 2006);
• sulla stimolazione della funzione osteoclastica dell’osso (Hannan et al., 2000);
• sulla diminuzione del rischio di disabilità (Daniels et al., 2008);
• sul miglioramento dello stato generale di salute (Vogel et al., 2009);
• sulla percezione di autoefficacia (Netz et al., 2005);
• sull’umore attraverso la limitazione di stress, ansia e depressione (Kritz-Silverstein, Barret-Connor e Corbeau, 2013);
• attraverso il contatto sociale: sperimentazione di emozioni positive (McAuley, 1994);
• a livello di memoria, funzioni esecutive e velocità di elaborazione cognitiva (Kramer et al., 2003).


Una corretta tipologia di proposte motorie, con carichi moderati, ma che vanno a stimolare la funzione osteoblastica dell’osso, può avere un’influenza positiva in situazioni di osteoporosi nei termini di aumento dello spessore della corticale ed, in generale, della densità ossea (Hannan et al., 2000). Forza e resistenza risultano essere caratteristiche indispensabili per ritardare la perdita dell’autonomia nell’anziano (Malbut-Shennan e Young, 1999). Una loro netta diminuzione può, infatti, condurre a situazioni di dipendenza nella gestione delle attività basilari della vita quotidiana, come per esempio la cura della propria persona, la deambulazione, l’alimentazione, o la gestione delle attività strumentali, quali l’uso del telefono, la preparazione dei pasti, la cura della casa.


Sia l’allenamento della forza, che quello aerobico apportano effetti positivi non solo alla densità ossea, ma anche all’omeostasi del glucosio e alla diminuzione del rischio di cadute migliorando il benessere psicofisico dell’anziano e combattendo l’ipocinesia (Rejeski e Mihalko, 2001). In particolare, proprio l’allenamento della forza produce un aumento della massa muscolare e della qualità del muscolo, mentre quello aerobico apporta benefici al sistema cardiocircolatorio, alla pressione arteriosa, al quadro lipoproteico del sangue (Hurley e Hagberg, 1998).


Rispetto all’equilibrio, il movimento può prevenire modificazioni fisiologiche legate alla diminuzione dell’estensione dorsale dell’anca, uno dei fattori principali della perdita di equilibrio (Woollacott e Shumway-Cook, 1990), all’aumento della cifosi dorsale, alla diminuzione della forza dei gruppi muscolari dell’arto inferiore con una conseguente diminuzione delle abilità nella marcia.


Il 69% degli studi pubblicati (McCauley, 1994) danno indicazioni positive sull’associazione fra attività fisica e benessere psicologico; in un altro studio (Caspersen, Powell e Merit, 1994) è risultata evidente una influenza positiva dell’attività fisica sulla concezione di sé e sul benessere emotivo di soggetti anziani. Sulla base dei dati di quattro studi condotti in una popolazione di anziani (Stephens, 1988), l’associazione fra attività motoria e salute  psicologica è risultata particolarmente forte per il genere femminile e per i gruppi d’età più avanzata. Le informazioni circa i rapporti fra esercizio fisico e immagine corporea sono limitate. Dai dati disponibili sembra di poter concludere che l’attuazione di programmi d’esercizio possa comportare un miglioramento dell’immagine corporea a patto che l’anziano percepisca un aumento delle proprie capacità di prestazione (Sidney e Shephard, 1977) e che vengano proposte attività di riappropriazione del proprio corpo.
Non è pensabile che un individuo, in particolare un anziano, possa utilmente seguire un programma d’esercizio in assenza di una adeguata spinta motivazionale. La motivazione per iniziare un programma di esercizi è influenzata positivamente dall’autoefficacia, dal supporto sociale, dalla percezione dei benefici e dall’atteggiamento attivo verso l’esercizio stesso, mentre la percezione delle barriere e dei rischi esercita un’influenza decisamente negativa (Wilcox, Tudor-Locke e Ainsworth, 2002).
Alcune ricerche (Saxena et al., 2005) hanno dimostrato che il regolare esercizio fisico è utile in diverse situazioni di carattere psicologico, in particolare nella diminuzione dell’ansia e della depressione. Altri studi hanno preso in considerazione i cambiamenti nell’autoefficacia dopo un programma di esercizi fisici (Netz et al., 2005) che sembra avere anche un effetto positivo sulla percezione di sé e delle proprie capacità e contribuire alla diminuzione della paura di cadere (Scheffer et al., 2008). 


L’attività motoria ha effetti positivi sulle funzioni cognitive, ma in modo selettivo, privilegiando soprattutto le prestazioni che richiedono controllo e attenzione: miglioramenti sono stati documentati in processi quali la memoria a breve termine, la capacità decisionale e la rapidità di pensiero (Saccomani, 2006).
Inoltre, l’attività motoria sembra essere un fattore protettivo o comunque positivo nella prevenzione di malattie degenerative più gravi come la demenza (Lautenschlager e Almeida, 2006) e quelle incidenti sull’umore (Singh, Clements e Singh, 2001).



Per saperne di più: Attività motoria per anziani. Anna Mulasso, Monica Emma Liubicich, Mattia Roppolo, Emanuela Rabaglietti. Perugia: Calzetti & Mariucci, 2015.